
Provincia di Milano
Superficie Kmq 6,69
Altitudine m 211
Solaro è posto a 21 chilometri a nordovest di Milano, al confine con la provincia di Varese. Quattro chilometri lo separano dall'importante centro di Saronno, a cui fa riferimento per i collegamenti ferroviari (stazione delle linee Milano-Como e Varese-Novara delle Ferrovie Nord Milano) e autostradali (casello dell'autostrada Milano-Como). Geograficamente il comune appartiene all'area delle Groane, un territorio di alta pianura, a brughiera, costituito geologicamente da terrazzi argillosi, che si estende a nord e a nord-ovest di Milano; anzi, Solaro è compreso nel perimetro del Parco delle Groane e all'interno del suo territorio vi è la sede stessa del Parco delle Groane, istituito dalla Regione Lombardia allo scopo di salvaguardare e dare nuova vita al patrimonio boschivo superstite, formato da pini silvestri, betulle, robinie, castagni, di cui sopravvivono oggi circa 650 ettari, distribuiti in forma più consistente nei comuni di Cesate, Cogliate, Misinto e Lazzate (oltre a questi, fanno parte del parco: Arese, Bollate, Garbagnate, Senago, Limbiate, Bovisio Masciago, Ceriano Laghetto, Cesano Maderno, Séveso, Barlassina, Lentate sul Séveso). Il toponimo, citato anticamente come Solario, viene fatto derivare dal latino "solarium", che significa luogo soleggiato. Nella toponomastica lombarda esso è presente anche con la variante "Solariolum", documentata ad esempio nella chiesa di S. Maria in Solariolo, che sorgeva prima dell'XI secolo sull'area dell'attuale chiesa di S. Fedele a Milano, vicino a piazza della Scala.
Nel Medioevo il paese apparteneva alla Pieve di Séveso, alla quale, secondo le indicazioni fornite alla fine del XIII secolo dal "Liber Notitiae Sanctorum Mediolani" di Goffredo da Bussero, facevano capo anche le località di Covreno (Copreno). Lentate, Camenago (Camnago), Lazate (Lazzate), Misenti (Misinto), Burago (Birago), S. Fedele, Barnaxina (Barlassina), Coliate (Cogliate), Seveso, Medda (Meda), Cerliano (Ceriano Laghetto), S. Pietro, Montè, Cixano (Cesano Maderno), Blanzago (Binzago).
La storia locale è tutta incentrata intorno all'oratorio dei SS. Ambrogio e Caterina, fondamentale testimonianza d'arte gotica lombarda. In un documento del 1762 che riporta la genealogia della famiglia Birago è menzionato un atto del 26 marzo 1367 "ex quo constat ipsum Ambrosium [Ambrogio Birago figlio di Guidazzo] fuisse fundatorem ecclesiae ac beneficii SS. Ambrosii et Catherinae laci Solarii in plebe Sevesii".
Ancora nel 1589 il patronato della chiesetta spettava ai Birago, illustre e antica famiglia della nobiltà milanese, il cui nome ricorre sovente nelle cronache lombarde del Medioevo e dell'età visconteo-sforzesca. Il prestigio del casato è attestato da alcuni imponenti monumenti sepolcrali esistenti a Milano, quali: l'arca di Andrea Birago nella chiesa di S. Marco, opera di Cristoforo Luvoni (1455); il monumento funebre di Daniele e Francesco Birago nella stessa chiesa.
La costruzione della chiesetta dei SS. Ambrogio e Caterina di Solaro, in base al documento citato, sembrerebbe risalire intorno al 1366.
"In realtà" - come osserva A. M. Romanini (in "Storia di Milano", voI. V, Treccani degli Alfieri, Milano 1955) - "le forme architettoniche della piccola chiesa parlano di una data certo anteriore al terzo quarto del Trecento e risalente piuttosto alla metà circa del secolo [...]. Il documento del 1367 non specifica d'altronde l'epoca della fondazione, limitandosi a provare che in tale anno la chiesa era indubbiamente già costruita; la datazione da noi proposta è poi confermata dal fatto che gli affreschi sulle volte del presbiterio appaiono bene databili intorno al 1360 così da permettere e anzi rendere logico retrodatare dunque di almeno un decennio la fondazione della chiesa".
L'edificio, in nudo laterizio, appartiene per tipologia al gruppo degli oratori gentilizi sorti in Lombardia lungo il corso del Trecento e del Quattrocento sul modello milanese di S. Gottardo in Corte, cappella del palazzo visconteo; però rispetto ad altri esempi trecenteschi come quelli geograficamente non lontani di S. Stefano a Lentate sul Séveso e dei SS. Ambrogio e Caterina a Mocchirolo è caratterizzato da una maggiore complessità nell'articolazione architettonica. Ad aula unica con pianta rettangolare, termina a est con un'abside quadrata di poco più stretta e alta del corpo longitudinale, coperta da una volta a crociera. La navata è scandita esternamente in tre campate da due contrafforti, ma all'interno tale scansione non è mantenuta, perché mentre la prima campata è coperta da una volta a crociera, le due seguenti sono coperte da un'unica volta a botte, "che tuttavia risale con ogni probabilità a rifacimento posteriore dovuto al cedimento delle volte originarie" (A. M. Romanini, op. cit.).
La storia locale non registra episodi di particolare rilievo fino alla costruzione, avvenuta in epoca tardoneoclassica, della Villa Khewenhϋller, più tardi passata ai Borromeo D'Adda, e attualmente sede del Consiglio Comunale, oltre che della Biblioteca e dell'Informagiovani. Il progetto originale, che si conserva tuttora nella dimora, è datato 1854; l'edificio fu eretto per la contessa Leopolda Khewenhϋller, vedova del marchese D'Adda. Ha un impianto a U aperto verso strada e simmetrico, tradizionale nelle ville lombarde. Perfettamente simmetrica anche la disposizione interna degli ambienti, con decorazioni ottocentesche.
La proprietaria apparteneva ad un'illustre famiglia di origine austriaca, giunta in Lombardia al seguito degli Asburgo, ed annoverava fra i suoi antenati il conte Ludwig Andreas, comandante generale dell'esercito imperiale in Italia (1735), e il conte Emanuele, membro della conferenza governativa creata in Lombardia dall'imperatore Pietro Leopoldo (1791).
L'origine della chiesa parrocchiale dei SS. Quirico e Giulitta è medioevale, ma l'edificio attuale fu ricostruito nel 1930 in forme neoromaniche su progetto di Ugo Zanchetta. L'interno venne affrescato dal pittore legnanese Gersam Turri nel 1935. Recentemente sono avvenuti restauri all'interno.
Nel secondo dopoguerra Solaro conobbe una consistente crescita economica, quando venne creata una zona industriale che nelle intenzioni sarebbe dovuta diventare un importante polo di sviluppo per tutto il territorio circostante, con l'insediamento di succursali di rilevanti industrie a livello nazionale, fra cui l'Alfa Romeo. La realtà dei fatti tradì le previsioni: le grosse aziende non arrivarono e alloro posto si insediarono con il tempo prevalentemente imprese locali. Comunque la formazione di questa "cittadella industriale" a sud-est del paese segnò il passaggio da un'economia agricolo-artigianale ad una artigianale-industriale, che determinò anche un vistoso incremento demografico dovuto all'immigrazione: fra il 1961 e il 1981 il numero degli abitanti diventò più del doppio, passando da 4350 a 9313.
Tuttora la maggior parte delle attività produttive è concentrata nell'area sudorientale.
L'abitato ha una conformazione schiacciata ai poli e si sviluppa lungo una direttrice est-ovest, scandita dalla strada statale Saronno-Monza (Via Varese - Via Roma), che passa poco a nord del centro storico. In quest'ultimo sopravvivono alcune vecchie corti, mentre per rispondere alle nuove esigenze sociali ed abitative sono sorti a settentrione il Villaggio Brollo, con il santuario della Madonna dei Lavoratori eretto nel 1946.
Tratto da La Lombardia paese per paese, ed. Bonechi
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